7 aprile 2017

Rozzano: e’ tutta un’altra storia!

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Rozzano: recupero bene confiscato alla mafia. Si parte!

Incontro del 1 aprile a Rozzano. Non e’ un pesce d’aprile ma … È tutta un’altra storia: progetto di recupero del bene confiscato alla mafia (villetta di via Molise a Rozzano)

Il mio intervento.

Uno dei punti cardine della lotta alla criminalità organizzata è anche il recupero a fini sociali dei patrimoni accumulati grazie alle attività malavitose.

La Lombardia purtroppo è la quinta regione italiana per il numero di beni immobili confiscati alla criminalità ed è anche una delle prime regioni per numero di aziende confiscate, ma soprattutto è la prima regione italiana dopo le quattro regioni che sono tipicamente più interessate dai fenomeni mafiosi (cioè Sicilia, Campagna, Calabria e Puglia)

Qualchlocandina Rozzanoe dato per inquadrare il fenomeno:
In regione Lombardia ci sono ca il 7% dei beni confiscati di cui il 50% vengono destinati agli enti locali: si parla di circa 1270 immobili e la maggior parte di questi beni si trova nella Città Metropolitana di Milano, dove sicuramente maggiore è la presenza della criminalità organizzata.
La mafia va dove ci sono i soldi e dove l’economia gira!

In città metropolitana per esempio sono stati confiscati circa 780 immobili: per lo più sono appartamenti, ville, box e autorimessa; una frazione molto più piccola è costituita da immobile con destinazione ad usi produttivi cioè aziende oppure terreni agricoli.

Il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata ha un fine strettamente sociale. La maggior parte wsono utilizzati per politiche di assistenza sociale: il 42% per l’Housing sociale, 10% finalità educative (asili,…) e il 16% per assistenza disabili o persone anziane.

In questo caso gli enti locali si fanno interpreti dei bisogni del territorio garantendo un ritorno sociale positivo che giustifica l’investimento pubblico di risorse per la ristrutturazione.

Ci sono però alcune anche criticità nell’applicazione di questa legge: la prima è la lentezza dei procedimenti soprattutto nel caso in cui si parli di aziende. Come puo’ un’azienda sopravvivere senza amministrazione e gestione, si rischia di farla fallire. Nel 2016 sono sono stati stanziati circa 30 milioni di euro per assicurare la continuità di erogazione del credito alle aziende sequestrate.

Cosa potrebbe fare regione Lombardia.
. creare un portale che renda fruibile e trasparente l’informazione su beni immobili e aziende confiscate
. farsi promotrice di un protocollo d’intesa che sancisca l’avvio di un coordinamento stabile a livello istituzionale con gli altri enti che intervengono nel processo di destinazione.
. potrebbe fornire personale per l’ANBSC (agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)
. potrebbe creare un centro di competenza regionale sul tema dei beni confiscati e diventare quindi un punto di riferimento per tutti gli organi competenti coinvolti.
. potrebbe aumentare un plafond delle risorse e dare una premialità a quei comuni che finanzino la ristrutturazione dei beni confiscati
. per quanto riguarda le aziende si potrebbero utilizzare le misure già esistenti e collaudate per il rilancio delle imprese a adattandole ai casi specifici
. si potrebbe includere nella “banca della terra” i beni agricoli confiscati, che in Lombardia sono 58.

Qualche commento aggiuntivo: sappiamo che la legislazione italiana è una best practise internazionale.
Inoltre con la valorizzazione e il recupero a fini sociali dei beni confiscati si cerca di indennizzarela società civile rispetto al danno provocato dall’azione violenta e intimidatoria della criminalità: questo ha permesso di avviare una serie di iniziative sociali anche con forti contenuti di carattere simbolico in grado di costruire un antidoto alla pervasività del fenomeno mafioso e al tempo stesso di offrire opportunità di sviluppo.
Anche qui vediamo alcune criticità sia nei processi di assegnazione che nella gestione delle aziende confiscate che nella maggior parte dei casi falliscono o vengono liquidate generando purtroppo un effetto boomerang quale per es. la perdita dei posti di lavoro. Inoltre si mina la credibilità delle istituzioni rispetto alle intenzioni originarie del legislatore. E’ molto importante il tema della risorse da destinare alle ristrutturazioni e quello del coordinamento fra tutti gli enti che intervengono nel processo di destinazione dei beni confiscati.
In regione Lombardia i beni confiscati hanno una distribuzione a macchia di leopardo che ricalca in gran parte la distribuzione geografica del fenomeno mafioso.

Ci sono tre punti sui quali si può ragionare
. la consapevolezza dell’esistenza del fenomeno anche da noi. La restituzione alla collettività di quanto tolto in altre forme dalla criminalità organizzata è un valore aggiunto, è la conferma di una
vittoria dello Stato ed è una sconfitta inferta alla criminalità organizzata. Ciò vale soprattutto per il nostro Sud dove il mafioso e i suoi beni sono con ben conosciuti dalla popolazione e sono ritenuti intoccabili.
.memoria, altro argomento importante. Se il tema della mafia non viene avvertito nella sua drammaticità ancor meno sarà avvertito il valore morale e civile della lotta alla mafia. Penso che l’ intitolare il bene conferisca un valore particolare a un percorso di riscatto che può divenire anche un punto di riferimento morale.
. si sperimanta anche nuovo tipo diimprenditorialità: cooperative costituite soprattutto da giovani e inclusive. Si afferma cosi anche il principio che non è solo la mafia che dà lavoro ma anchel’antimafia produce lavoro e attività.

Sostanzialmente una vittoria dello Stato che confisca e da sostegno alla cooperative è anche una vittoria sociale che esprime, soprattutto al sud, nuove imprese con il coinvolgimento di larga parte della società civile a supporto di questa attività: pensiamo per esempio a fondazioni bancari,e a testimonial importanti, a consulenti consulente prestano la lo opera in modo gratuito, la grande distribuzione, l’associazione dei consumatori, …
In regione Lombardia però tutto ciò è più sfumato meno sfidante, in contraddizione con il suo spirito di impresa ma in coerenza con la storia di una regione che tende a rimuovere il fenomeno mafioso.
Bisogna quindi investire a livello culturale sul significato di questo patrimonio sociale, creando cosi più consapevolezza. Un investimento, sempre culturalmente parlando, sulla memoria e sulle sfide culturali che possono essere quindi portate a contrasto del fenomeno mafioso anche attraverso il ri-uso dei beni confiscati
Bisognerebbe aprire un concorso di idee per forme di utilizzo imprenditoriale dei beni confiscati: mi viene in mente per esempio box che possono venire ad utilizzati due giovani per fare un’officina riparazione biciclette.

Dobbiamo ben conoscere ciò che avviene sul nostro territorio.
P_20170403_103809_SRESIn Lombardial’infiltrazione fenomeno mafioso è più profondo di quanto l’opinione pubblica sia disposta ad ammettere ma il coinvolgimento della cittadinanza permette una maggior consapevolezza della diffusione e la pervasività del fenomeno.
L’ascolto delle esigenze del territorio con il fine di giungere, in tempi e modi definiti come proposto in questo caso, ad una progettazione partecipata dell’utilizzo dei beni comuni è sicuramente una metodologia che deve essere esportata e di esempio e nel suo percorso di definizione porta ad una conoscenza maggiore della realtà della  criminalità organizzata
È molto interessante il progetto che è stato presentato perché richiede la partecipazione attiva della cittadinanza nella conoscenza della zona, del bene da recuperare: l’esplorazione e la conoscenza dell’area permettono di esprimere e trovare nuoveidee e proposte mirate con le quali confrontarsi e da cui partire per un confronto per passare ad un progetto concreto con il coinvolgimento di tecnici e complete dell’analisi di risorse necessarie.
Regione Lombardia ha risorse disponibili per il co-finanziamento per il recupero di questi beni.

Ringrazio l’associazione Circola (link) ed il comune di Rozzano per aver avviato questo importante ed innovativo processo di progettazione partecipata.