3 ottobre 2017

Regione Lombardia: inadeguato (e discriminatorio) il nuovo regolamento per le case popolari

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In applicazione della legge regionale di riforma dei servizi abitativi varata lo scorso anno, a fine luglio Maroni e la sua maggioranza hanno approvato il nuovo regolamento che disciplina le assegnazioni degli alloggi popolari. Poteva essere l’occasione per aggiustare il tiro di una normativa già inadeguata  e invece sono arrivati, pure in ritardo, a confezionarsi uno strumento di consenso elettorale, tutt’altro che capace di rispondere alle esigenze reali dei cittadini. Stiamo parlando di case che andrebbero prevalentemente destinate alle categorie più deboli, mentre è la logica dell’esclusione a ispirare questo provvedimento, con il risultato di penalizzare chi ha maggiori difficoltà. Il sistema ipotizzato con le nuove regole rischia di sottrarre la possibilità di un tetto proprio a quella che diverse ricerche considerano ormai la fascia sociale più svantaggiata: le giovani coppie, italiane o straniere, con figli, residenti in Lombardia da pochi anni, con un’occupazione precaria e spesso monoreddito. Attribuendo infatti una rilevanza smisurata al criterio della residenzialità in regione e nel comune, con il cumulo dei punteggi fino a coprire addirittura un terzo dell’indicatore totale, si privilegia chi vanta una presenza di lunga data sul territorio lombardo: il regolamento soddisfa così la visione ideologica anti immigrati della Lega e lascia senza casa chi ne ha più bisogno.
E i punti critici non finiscono qui. Perché, per esempio, le percentuali di alloggi fissate per le diverse categorie sociali in funzione del mix abitativo risultano talmente rigide da generare un sistema a compartimenti stagni, con l’effetto paradossale di lasciare appartamenti non assegnati e nuclei familiari senza abitazione. Soprattutto per situazioni particolarmente critiche o per territori ad alta tensione abitativa, occorreva maggiore discrezionalità per i Comuni. I quali, peraltro – ed è l’ennesimo aspetto negativo del documento – si vedono attribuire un aggravio di adempimenti amministrativi e carichi di lavoro senza però alcuna risorsa aggiuntiva.In tutto ciò, pare inoltre decisamente sovrastimata la percentuale del 10% riservata alle forze di polizia, in deroga a tutti i criteri, non solo alla residenza sul territorio, ma persino alla condizione reddituale e patrimoniale.Immaginavamo uno strumento regolamentare che fosse al servizio di processi sovracomunali di mappatura dei fabbisogni abitativi, di politiche di ampliamento dell’offerta alloggiativa a nuove soggettività del disagio sociale, di obiettivi di innalzamento dei livelli di trasparenza nelle assegnazioni oltreché di semplificazione e digitalizzazione degli iter amministrativi delle domande. Abbiamo quindi provato, con osservazioni presentate in modo unitario con il Partito democratico, Insieme per la Lombardia e Mdp, a migliorare le nuove norme almeno negli aspetti più discutibili. Ma il centrodestra è andato avanti per la propria strada. Producendo così un regolamento molto politico e purtroppo non solo del tutto inadeguato per affrontare seriamente l’emergenza abitativa nella nostra regione, ma foriero di nuove disuguaglianze e discriminazioni.

pubblicato su: “La voce metropolitana” 1 ott. 2017