19 ottobre 2017

22 ottobre 2017: referendum

costo referendum

22 ottobre 2017: referendum per l’autonomia!

Quesito: Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?
Valutare in modo corretto l’imminente referendum, che chiamerà tutti i cittadini lombardi a votare significa anche fare delle considerazioni sulla decima legislatura, nata per così dire, già alla sua fine. Fin poco dopo l’inizio, nell’aprile 2013, scandali, indagini e il generale clima di precarietà e di frammentarietà, hanno fatto capire che la fine sarebbe stata quanto mai imminente.
L’agire in senso sempre elettoralistico della legislatura, ha portato a quello che è di fatto il caso che meglio rappresenta questo modo di governare, il Referendum per l’autonomia: un agire spesso volto più a trovare equilibri interni, che a rispondere a reale interesse dei cittadini.


Un po’ di storia … fino al Referendum

2001: In seguito alla riforma costituzionale (governo di centrosinistra, sottoposta a referendum con lega contraria) si modifica il titolo V consentendo, fra le altre modifiche, alle regioni di chiedere una maggior autonomia nelle materie concorrenti* (cioè quelle su cui legiferano sia stato che regioni). Viene inserito il concetto di federalismo differenziato.
2007 – il governatore della Lombardia Roberto Formigoni avvia il tavolo di consultazione con il governo Prodi con la richiesta di maggior autonomia su 12 materie.
2008 – dopo la caduta di Prodi Formigoni tenta di proseguire con il governo Berlusconi, ministri Maroni e Zaia, ma il tavolo viene interrotto. Proprio da chi ora ha richiesto il referendum.
2014 – in aprile il presidente Maroni propone l’idea del Referendum, sottolineando di voler andare alle votazioni entro un anno, depositando immediatamente una proposta di referendum consultivo per chiedere l’opinione dei cittadini su una Lombardia più autonoma.
Fin da subito si intuisce che l’ago della bilancia sarà il voto di M5S (sono necessari i 2/3 dei voti per l’approvazione) e i tempi si allungano.
La manovra di bilancio approvata nel luglio 2014 e contiene i 30 milioni di euro stimati per il Referendum.
L’iter reale inizia in novembre: si voterà per avere più autonomia, non per uno statuto speciale.
2015 – il 17 febbraio il Referendum viene approvato in consiglio, grazie all’appoggio di M5S che votano a favore dopo che è stata accettata la loro proposta di voto elettronico (con una spesa di ulteriori 21mln). Referendum consultivo e senza quorum! Non ha valore giuridico vincolante.

Ricordo che l’art. 116 della costituzione prevede che siano le regioni ad avviare il processo di richiesta di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, senza che sia necessario alcun referendum! Era sufficiente una delibera del consiglio regionale.

La nostra posizione

Fin dalla prima proposta di Referendum il Patto Civico, con Umberto Ambrosoli, si è strenuamente opposto di fronte ad uno spreco di soldi, non pochi e che a oggi sono aumentati ancora di più.
Ma cosa davvero chiede questo voto, quali autonomie?
Di fronte ad una mozione che chiedeva alla Giunta di fornire una indicazione delle materie prioritarie su cui richiedere una maggior autonomia la maggioranza non solo non ha saputo dare una risposta ma ha votato contro. Nessuna indicazione quindi sulle competenze prioritarie
Proprio chi ha fortemente voluto il Referendum non sa rispondere. Ma è possibile tutto ciò? Dove sta la serietà che questo argomento meriterebbe?

I sindaci dei capoluoghi lombardi avevano trovato un punto d’incontro che avrebbe potuto evitare di andare al voto, con un inutile spreco di risorse; se il loro pronunciamento fosse stato ascoltato, oggi forse potrebbero essere già state avviate le procedure che avrebbero dato alla Lombardia quei maggiori poteri per renderla più forte e competitiva in Europa e nel mondo. Zero spese.

In consiglio è stata fatta la proposta di avviare la trattativa con il governo, che si era dimostrato disponibile, e solo in caso di una eventuale stop si sarebbe fatto ricorso al referendum chiamando i cittadini a supportare le richieste della Giunta. Ma senza successo!

Il Patto civico ha criticato aspramente il via libera al provvedimento: “abbiamo bocciato con convinzione e senza tentennamento alcuno un referendum insensato e dispendioso che, come sosteniamo dall’inizio, risulta funzionale soltanto alla propaganda leghista”.
Inoltre sono state necessarie due modifiche alla legge per poter procrastinare il referendum ad una data più opportuna per questa Giunta: la fine della legislatura. Si sono persi così quasi due anni, che diventano più di quattro dall elezione di Maroni!

Secondo il Patto Civico: “L’indizione del referendum sul federalismo differenziato è l’atto con il quale si chiude la legislatura di Roberto Maroni, caratterizzata da tante inchieste giudiziarie e da pochissimi risultati. Iniziata con la solenne promessa di trattenere sul territorio almeno il 75% delle tasse pagate dai cittadini lombardi, terminerà a quattro mesi dal voto con un costoso e inutile referendum consultivo, che non necessita di quorum per essere valido (e che comporta l’acquisto di circa 23mila “tablet”).

Dopo cinque anni Maroni non solo non manterrà la promessa, ma sprecherà 50 milioni di euro. Un vero fallimento politico e amministrativo. Resta il fatto che questa legislatura, proprio con l’indizione del Referendum, ribadisce la sua condizione instabile, piena di contraddizioni interne, che sta trasformando la questione dell’autonomia nella bandiera di una politica senza idee.

E’ proprio di questi giorni la notizia che il consiglio regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione con la quale ha dato mandato al presidente della Giunta, Bonaccini, di avviare il negoziato con il Governo. Tutto senza un inutile e dispendioso referendum ed avviato in 3 mesi!


Abbiamo da sempre sostenuto la possibilità per le Regioni in equilibrio di bilancio di vedersi riconosciute competenze aggiuntive accompagnate da adeguate risorse, così da valorizzare le vocazioni e le specificità di ciascun territorio, mantenendo fermi come valori indiscutibili l’unità nazionale e la solidarietà dei territori.

Questo referendum è inutile e costoso, il presidente Maroni avrebbe potuto intraprendere questa via sin dal 2013, la Lombardia non diventa una regione a statuto speciale, non riduce il suo residuo fiscale e non riguarda la sicurezza.
E’ una consultazione che non ha conseguenze istituzionali.

Per le ragioni esposte io mi asterrò

Continueremo ad impegnarci affinché questa consultazione non venga strumentalizzata.

 

Art.116, III comma: Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

* Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato