7 dicembre 2017

Beni confiscati alla mafia: riuso di qualità

06 dic. 2017

Dibattito al politecnico sul riuso dei beni confiscati

“I beni confiscati alla Mafia, che vengono restituiti alla società devono avere anche qualità” lo ha detto Stefano Boeri all’incontro che ho svolto ieri presso il Politecnico di Milano sul tema. Ho apprezzato molto il suo suo intervento soprattutto per l’uso sociale che fa dell’architettura: la sua idea di riuso degli immobili confiscati è un alto segno di rispetto per i beni comuni che sono utilizzati dai cittadini.

Il mio intervento e locandina

Ringrazio il prof. Gabriele PASQUI  e l’avvocato Veronica DINI di avermi invitata e coinvolta in questo interessante ed utile confronto

Riassumendo : sappiamo come le leggi nazionale e regionale che trattano dei beni confiscati rappresentino un efficace strumento di contrasto alla mafia sia perché la colpisce nell’interesse economico sia perché mina il suo potere.

Oltre all’azione della magistratura bisogna però abbinare la capacità di un efficace riutilizzo con un forte impegno da parte delle istituzioni, delle realtà associative, del mondo economico e del territorio.

Abbiamo visto qual è la difficoltà della gestione dei beni sia dal punto di vista delle informazioni, della carenza di risorse per la ristrutturazione e per la lentezza del procedimento.

La regione, anche spronata dalla commissione antimafia, sta lavorando comunque in queste direzione collaborando con l’Agenzia Nazionale e con le associazioni degli amministratori giudiziari per approvare dei protocolli d’intesa per migliorare il sistema con particolare riguardo alle imprese.

Ma anche qui vediamo alcune criticità sia nei processi di assegnazione che nella gestione delle aziende confiscate che nella maggior parte dei casi falliscono o vengono liquidate generando purtroppo un effetto boomerang quale per es. la perdita dei posti di lavoro.

Ribadisco quindi l’importanza del tema della risorse e quello del coordinamento fra tutti gli enti che intervengono nel processo di destinazione dei beni confiscati.

Ci sono tre punti sui quali si può ragionare

la consapevolezza dell’esistenza del fenomeno anche da noi. La restituzione alla collettività di quanto tolto in altre forme dalla criminalità organizzata è un valore aggiunto, è la conferma di una vittoria dello Stato ed è una sconfitta inferta alla criminalità organizzata. Ciò vale soprattutto per il nostro Sud dove il mafioso e i suoi beni sono con ben conosciuti dalla popolazione e sono ritenuti intoccabili.

memoria, altro argomento importante. Se il tema della mafia non viene avvertito nella sua drammaticità ancor meno sarà avvertito il valore morale e civile della lotta alla mafia. Penso che l’ intitolare il bene conferisca un valore particolare a un percorso di riscatto che può divenire anche un punto di riferimento morale.

. si sperimanta anche nuovo tipo di imprenditorialità: cooperative costituite soprattutto da giovani e inclusive.  .

Bisogna investire a livello culturale sul significato di questo patrimonio sociale, creando cosi più consapevolezza. Un investimento, sempre culturalmente parlando, sulla memoria e sulle sfide culturali che possono essere quindi portate a contrasto del fenomeno mafioso anche attraverso il ri-uso dei beni confiscati.

Si crea anche un nuovo tipo di imprenditorialità affermando così anche il principio che non è solo la mafia che dà lavoro ma anchel’antimafia produce lavoro e attività.

In Lombardial’infiltrazione fenomeno mafioso è più profondo di quanto spesso l’opinione pubblica sia disposta ad ammettere ma il coinvolgimento della cittadinanza permette una maggior consapevolezza della diffusione e della pervasività del fenomeno.

Qualche commento aggiuntivo: sappiamo che la legislazione italiana è una best practise internazionale.

Ma anche qui vediamo alcune criticità sia nei processi di assegnazione che nella gestione delle aziende confiscate che nella maggior parte dei casi falliscono o vengono liquidate generando purtroppo un effetto boomerang quale per es. la perdita dei posti di lavoro.

Ribadisco quindi l’importanza del tema della risorse e quello del coordinamento fra tutti gli enti che intervengono nel processo di destinazione dei beni confiscati.

Ci sono tre punti sui quali si può ragionare

la consapevolezza dell’esistenza del fenomeno anche da noi. La restituzione alla collettività di quanto tolto in altre forme dalla criminalità organizzata è un valore aggiunto, è la conferma di una vittoria dello Stato ed è una sconfitta inferta alla criminalità organizzata. Ciò vale soprattutto per il nostro Sud dove il mafioso e i suoi beni sono con ben conosciuti dalla popolazione e sono ritenuti intoccabili.

memoria, altro argomento importante. Se il tema della mafia non viene avvertito nella sua drammaticità ancor meno sarà avvertito il valore morale e civile della lotta alla mafia. Penso che l’ intitolare il bene conferisca un valore particolare a un percorso di riscatto che può divenire anche un punto di riferimento morale.

. si sperimanta anche nuovo tipo di imprenditorialità: cooperative costituite soprattutto da giovani e inclusive.  .

Bisogna investire a livello culturale sul significato di questo patrimonio sociale, creando cosi più consapevolezza. Un investimento, sempre culturalmente parlando, sulla memoria e sulle sfide culturali che possono essere quindi portate a contrasto del fenomeno mafioso anche attraverso il ri-uso dei beni confiscati.

Si crea anche un nuovo tipo di imprenditorialità affermando così anche il principio che non è solo la mafia che dà lavoro ma anchel’antimafia produce lavoro e attività.

In Lombardial’infiltrazione fenomeno mafioso è più profondo di quanto spesso l’opinione pubblica sia disposta ad ammettere ma il coinvolgimento della cittadinanza permette una maggior consapevolezza della diffusione e della pervasività del fenomeno.

E’ chiaro che il concetto di efficacia delle misure messe in atto da regione Lombardia ed un suo ruolo più convinto ed incisivo può essere garanzia di una assegnazione e di una gestione più efficiente e trasparente.

 

Uno dei punti cardine della lotta alla criminalità organizzata, oltre agli interventi della magistratura ed agli aspetti educativi e culturali, è il recupero a fini sociali dei patrimoni confiscati che sono stati accumulati grazie alle attività malavitose

La confisca dei beni si è dimostrata un valido deterrente per contrastare l’infiltrazione mafiosa nelle attività economiche. Tuttavia sempre più spesso oggi si pone il problema di come valorizzare beni e attività che hanno un potenziale valore economico e sociale intrinseco restituendoli al territorio e alla collettività e trovando gli idonei strumenti per garantire la continuità e la funzionalità dopo il provvedimento di sequestro

Vengo subito al tema della Lombardia perché questo fenomeno interessa fortemente la nostra realtà: infatti purtroppo è la V regione italiana per il numero di beni immobili e di aziende confiscati alla criminalità, ma soprattutto è la prima regione italiana dopo le 4 regioni che sono tipicamente più interessate al fenomeno mafioso: cioè la Sicilia la Campania la Calabria e la Puglia.

La Lombardia è un territorio dove la diffusione della criminalità organizzata ha raggiunto livelli di guardia.

Manca tuttavia la consapevolezza della diffusione e della pervasività del fenomeno: è soprattutto la provincia di Milano ad essere interessata ed è qui che si concentra anche il maggior numero di beni immobili ed aziende sequestrate.

Le previsioni basate sui provvedimenti di sequestro dei Tribunali portano a concludere che questo fenomeno si amplierà nei prossimi anni e quindi la politica regionale deve dotarsi di strumenti di intervento che sappiano conciliare il patrimonio di beni potenzialmente disponibili per il recupero sociale con le istanze di utilizzo espresse dal territorio

Aggiungo alcuni dati a quelli della collega Paola Bocci.

In Lombardia ci sono:
– ca 1300 beni immobili confiscati che rappresentano il 7.7% dei beni confiscati a livello nazionale, di questi il 50% è già stato destinato agli enti territoriali mentre circa il 40% è in gestione dell’agenzia nazionale, la restante parte è in capo allo Stato,
–  la maggior parte di questi beni si trova nella città metropolitana di Milano (ca 780) dove è sicuramente maggiore la presenza della criminalità organizzata: la mafia va dove ci sono i soldi e dove l’economia gira!

Per quanto riguarda invece le aziende confiscate: su 2200 circa aziende confiscate sul territorio nazionale e 280 circa si trovano in Lombardia.

Esistono degli squilibri all’interno delle province lombarde ad esempio: dopo la città metropolitana che detiene il maggior numero di beni confiscati (più del 50%) seguono molto distanziate le province di Brescia con 114 e di Varese con 80. I comuni di Bergamo Como Mantova e Sondrio non hanno beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, mentre se ne trovano nelle loro province.

La maggior parte dei casi i beni confiscati non vengono utilizzati subito dopo l’irrevocabilità della sentenza di confisca ma seguono un iter coordinato dall’agenzia nazionale al termine dal quale possono essere classificati:
.  Beni gestione all’agenzia nazionale per i quali non è ancora stata disposta una destinazione finale; spesso sono bloccati dalle alcune criticità quali per esempio gravami ipotecari, lottizzazione pessimo stato di manutenzione, confisca solo parziale,
.  beni mantenuti al patrimonio dello stato: per esempio per utilizzi quali caserme, uffici governativi sedi ministeriali, alloggi di servizio per organi di polizia, …
. beni destinati agli enti territoriali quali comuni province regioni

Quasi il 50% dei beni immobili confiscati è già stato destinato agli enti territoriali tuttavia non tutti sono già stati assegnati.

 E’ importante notare come i beni inutilizzati rappresentino circa il 24% del totale dei beni assegnati agli enti territoriali

Le cause principali per le quali questi beni sono tutt’ora inutilizzati sono molteplici: si va dalle ipoteche bancarie sugli immobili alla confisca parziale, il bene risulta essere occupato oppure vincolato, a causa di inquinamento dei terreni ma tra le principali motivazioni:
mancanza di risorse e di fondi per la ristrutturazione,
paura di minacce e ritorsioni   soprattutto nei piccoli comuni dove la presenza mafiosa è elevata, – – mancata partecipazione ai bandi di associazioni,
mancata conoscenza da parte dell’amministrazione dell’esistenza sul proprio territorio di beni confiscati

Da parte delle famiglie mafiose rimane sempre la speranza di riprendersi ciò che fino a poco tempo prima era stato di loro proprietà. Infatti, riprendendo un pensiero di Pio La Torre, il mafioso può accettare di andare in carcere, anzi lo mette in conto fin dall’inizio, ma “togliere i piccioli alla mafia” diventa un affronto insopportabile.

Come previsto dalla legge Rognoni – La Torre del 1996109/96 (legge 109/96 che dispone in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati per reati di stampo mafioso. Fortemente voluta dal gruppo Libera e che impedisce di fatto ai condannati di reati di stampo mafioso di rientrare in possesso dei beni sequestrati.) il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata ha un fine strettamente sociale e i dati in Lombardia sull’utilizzo di questi beni evidenziano come la prima finalità sia in effetti riconducibile ad obiettivi di politiche di assistenza sociale:
– 42% dei beni viene utilizzato per finalità di housing sociale
– 16% per assistenza a disabili ed anziani.
– 10% per finalità educative quali asili centri educativi
– 8% per destinati attività di sanità e di cura ed un altro 8% destinato ad uffici e magazzini.

Dopo il provvedimento di assegnazione all’associazione da parte degli enti territoriali il bene confiscato torna quindi ad essere un servizio per la comunità con l’attivazione di opportuni di servizi che in assenza della destinazione del bene confiscato non sarebbe stato probabilmente possibile avere.

Da questo punto di vista, come evidenziato dalla ricerca di Libera Lombardia, i beni confiscati hanno un ritorno sociale positivo che giustifica l’investimento pubblico per la ristrutturazione.

Inoltre con la valorizzazione e il recupero a fini sociali dei beni confiscati si cerca di indennizzare la società civile rispetto al danno provocato dall’azione violenta e intimidatoria della criminalità: questo ha permesso di avviare una serie di iniziative sociali anche con forti contenuti di carattere simbolico in grado di costruire un antidoto alla pervasività del fenomeno mafioso e al tempo stesso di offrire opportunità di sviluppo.

Purtroppo molti studi confermano che la consapevolezza del fenomeno mafioso è ancora poco diffusa: addirittura molti enti assegnatari non conoscono la provenienza del bene.

Sappiamo che nonostante la normativa italiana sul recupero sociale dei beni confiscati venga considerata una buona pratica a livello internazionale vi sono ampi margini per rendere i procedimenti di assegnazioni più snelli e celeri.

Ricordo che fra le principali criticità ci sono la lentezza dei procedimenti con cui vengono assegnati i beni immobili (anche molti anni) e la carenza di risorse a supporto delle ristrutturazioni

Ma cosa potrebbe fare regione Lombardia e come si posiziona di fronte a questo fenomeno?

Sappiamo che in Regione Lombardia sono presenti alcuni organismi rivisti o istituiti con la legge regionale 17/2015: (interventi regionali per la prevenzione ed il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione della cultura della legalità).
. il comitato regionale per la legalità e la trasparenza degli appalti e la sicurezza dei contratti pubblici
.  il comitato tecnico scientifico per la legalità composto da esperti
. per la prima volta è stata istituita una commissione antimafia presieduta dal consigliere Girelli (dell’opposizione) che si occupa di fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto Lombardo
. è stata istituita la giornata regionale (il 21 marzo) dell’impegno contro la mafia e in ricordo delle sue vittime con iniziative rivolte soprattutto alle scuole.
.  c’è stato un notevole aumento di iniziative in materia di educazione alla legalità.
. collaborazione con l’agenzia nazionale che ha una sede operativa anche a Milano (ANBSC voluta nel 2010 da Maroni ministro dell’interno)

Inoltre nella legge regtionale 17/ 2015 sono stati confermati:
.  il fondo per la destinazione il recupero e l’utilizzo a fini sociali e istituzionali dei beni confiscati alla criminalità
. Il fondo regionale di prevenzione del fenomeno dell’usura e dell’estorsione e di solidarietà alle vittime dei reati di usura e di estorsione.

La legge regionale 17/2015 introduce alcuni importanti elementi di novità in materia di valorizzazione e recupero sociale dei beni confiscati. In particolare vengono coinvolte le organizzazioni del terzo settore, le cooperative e le associazioni.

Sarebbe quindi auspicabile una governance regionale:
– per coordinare i diversi attori che intervengono sui beni confiscati
– per superare le criticità legate alla valorizzazione sociale dei beni immobili da parte dei Comuni più piccoli che sono spesso privi delle competenze necessarie per gestire l’assegnazione degli stessi e con risorse insufficienti alla ristrutturazione di questi beni.

Viene sostanzialmente richiesto alla Regione l’assunzione di un ruolo di coordinamento degli enti locali, il mio giudizio è che sia necessario un ruolo proattivo della Regione su diversi fronti ed ambiti di intervento

Creare un portale regionale dei beni confiscati
. che sia un collettore di informazioni aggiornate e accessibili
. che dia una informazione trasparente e fruibile sui beni immobili e le aziende confiscate presenti sul territorio regionale dall’atto del sequestro monitorandone l’evoluzione fino all’assegnazione.

A questa attività potrebbero venire coinvolti oltre che la Regione, il mondo dell’associazionismo le università, l’Agenzia Nazionale, il tribunale, l’Agenzia Del Demanio

A tal fine nel marzo del 2017 è stato firmato tra la regione Lombardia e l’Agenzia Nazionale un accordo di collaborazione per la mappatura geo-localizzata dei beni immobili confiscati che siano presenti sul territorio regionale.

Oggetto dell’accordo
1 – aggiornare completare il censimento dei beni confiscati in Lombardia
2 – realizzare un livello informatico geo-localizzato appoggiato alla cartografia del database topografico regionale
3 –  realizzare un servizio di mappa dei beni confiscati in Lombardia da condividere e da pubblicare sul geo-portale nazionale
4 – definire e implementare un sistema di governance per la condivisione delle informazioni.
5 –  avviare azione di comunicazione e sensibilizzazione dirette ai Comuni Lombardi e ad altri enti istituzionali coinvolti quali per esempio l’agenzia del Demanio, le prefetture nonché le realtà associative perché siano progressivamente coinvolte nella condivisione e nell’aggiornamento delle informazioni e delle azioni di monitoraggio.

Farsi promotrice di un protocollo d’intesa che sancisca l’avvio di un coordinamento stabile a livello istituzionale con i diversi soggetti che intervengono nel processo di destinazione

(riproponendo protocollo sperimentale sottoscritto nel 2012 tra il tribunale di Milano, la regione, La Provincia, la camera di commercio, il Comune di Milano, l’Agenzia Nazionale ed Assolombarda)

La regione Lombardia potrebbe anche promuovere un centro di competenze con il coinvolgimento ed il raccordo con l’Agenzia Nazionale e le Università lombarde. Sappiamo infatti che uno degli aspetti critici è la carenza di risorse professionali adeguate

Prevedere il distacco del personale presso l’agenzia nazionale

Da questo punto di vista si potrebbe valutare la possibilità da parte della giunta regionale di distaccare del personale alla sede territoriale dell’agenzia.

Risorse per i lavori di ristrutturazione

Altro aspetto critico nella gestione dei beni sono le spese, spesso ingenti, che sono necessarie per ripristinare la funzionalità dei beni immobili.

Si ripropone quindi il tema delle fonti di finanziamento!

In tal senso si muovono le attuali linee guida di regione Lombardia per il finanziamento della ristrutturazione dei beni segnalati dall’agenzia nazionale.
Si potrebbe inoltre prevedere, per esempio, anche nei contratti di gestione delle formule di canone convenzionato che consentano di ricavare dei proventi che poi possono essere destinati per la ristrutturazione di altri immobili.

(nel 2015 stanziate dalla legge regionale 3.5mln. di cui alla fine del 2016 Ca. 2mln erogati, 740mila da erogare (2.7mln) e ancora disponibili ca 700mila)

Come strumenti di finanziamento alternativo si potrebbe avviare un confronto con le fondazioni bancarie per esplorare la fattibilità di un fondo rotativo destinata alla specifica funzione di finanziare le spese di ristrutturazione dei beni immobili confiscati e che possano essere assegnate alla realtà del terzo settore.

Si potrebbero inoltre includere nella “banca della terra” i beni agricoli (nella nostra regione sono 58) in modo che possano essere assegnati a giovani agricoltori a canoni vantaggiosi

Ricordo che la legge regionale inserisce una priorità per i finanziamenti regionali per la ristrutturazione degli immobili sequestrati che vengono adibiti ad uffici ed alloggi per gli operatori di sicurezza. Si potrebbe estendere questo concetto includendo tra i soggetti destinatari anche le cooperative e le imprese sociali.

Interventi per aziende confiscate

Il ritorno alla legalità si caratterizza per un aumento dei costi, possibile perdita di credito, di fornitori e una riduzione del giro di affari.
E’ necessario un sostegno e delle misure che assicurino la continuità del credito alle imprese sottoposte a procedimenti di sequestro anche per tutelare i lavoratori coinvolti.
In questo caso va rilevato come regione Lombardia abbia già attivato delle linee di finanziamento, nell’ambito delle politiche di internazionalizzazione, per consentire alle imprese di acquisire risorse manageriali con forme di finanziamento dedicate alle piccole e medie imprese.

Si possono quindi utilizzare le misure già esistenti e collaudate per il rilancio delle imprese adattandole ai casi specifici per le aziende colpite da provvedimenti di sequestro e confisca

 (fondo di 10mln per il triennio 2016-2018 per garantire l’accesso al credito e la continuità produttiva, oltre a strumenti di sostegno all’occupazione)

Riassumendo  sappiamo come le leggi nazionale e regionale che trattano dei beni confiscati rappresentino un efficace strumento di contrasto alla mafia sia perché la colpisce nell’interesse economico sia perché mina il suo potere.

Oltre all’azione della magistratura bisogna però abbinare la capacità di un efficace riutilizzo con un forte impegno da parte delle istituzioni, delle realtà associative, del mondo economico e del territorio.

Abbiamo visto qual è la difficoltà della gestione dei beni sia dal punto di vista delle informazioni, della carenza di risorse per la ristrutturazione e per la lentezza del procedimento.

La regione, anche spronata dalla commissione antimafia, sta lavorando comunque in queste direzione collaborando con l’Agenzia Nazionale e con le associazioni degli amministratori giudiziari per approvare dei protocolli d’intesa per migliorare il sistema con particolare riguardo alle imprese.

Qualche commento aggiuntivo: sappiamo che la legislazione italiana è una best practise internazionale.

Ma anche qui vediamo alcune criticità sia nei processi di assegnazione che nella gestione delle aziende confiscate che nella maggior parte dei casi falliscono o vengono liquidate generando purtroppo un effetto boomerang quale per es. la perdita dei posti di lavoro.

Ribadisco quindi l’importanza del tema della risorse e quello del coordinamento fra tutti gli enti che intervengono nel processo di destinazione dei beni confiscati.

Ci sono tre punti sui quali si può ragionare

. la consapevolezza dell’esistenza del fenomeno anche da noi. La restituzione alla collettività di quanto tolto in altre forme dalla criminalità organizzata è un valore aggiunto, è la conferma di una vittoria dello Stato ed è una sconfitta inferta alla criminalità organizzata. Ciò vale soprattutto per il nostro Sud dove il mafioso e i suoi beni sono con ben conosciuti dalla popolazione e sono ritenuti intoccabili.

. memoria, altro argomento importante. Se il tema della mafia non viene avvertito nella sua drammaticità ancor meno sarà avvertito il valore morale e civile della lotta alla mafia. Penso che l’ intitolare il bene conferisca un valore particolare a un percorso di riscatto che può divenire anche un punto di riferimento morale.

. si sperimanta anche nuovo tipo di imprenditorialità: cooperative costituite soprattutto da giovani e inclusive.  .

Bisogna investire a livello culturale sul significato di questo patrimonio sociale, creando cosi più consapevolezza. Un investimento, sempre culturalmente parlando, sulla memoria e sulle sfide culturali che possono essere quindi portate a contrasto del fenomeno mafioso anche attraverso il ri-uso dei beni confiscati.

Si crea anche un nuovo tipo di imprenditorialità affermando così anche il principio che non è solo la mafia che dà lavoro ma anche l’antimafia produce lavoro e attività.

In Lombardia l’infiltrazione fenomeno mafioso è più profondo di quanto spesso l’opinione pubblica sia disposta ad ammettere ma il coinvolgimento della cittadinanza permette una maggior consapevolezza della diffusione e della pervasività del fenomeno.

E’ chiaro che il concetto di efficacia delle misure messe in atto da regione Lombardia ed un suo ruolo più convinto ed incisivo può essere garanzia di una assegnazione e di una gestione più efficiente e trasparente