6 febbraio 2018

Entusiasmo ed obiettivi di una candidata civica

Riporto un articolo apparso su “La Voce metropolitana” del 5 feb. 2017. Link

 

Finalmente domani, mercoledì 7 febbraio, verrà ufficialmente presentata la lista Gori dei candidati di Milano e provincia, per il nuovo Consiglio regionale che emergerà dalle prossime elezioni del 4 marzo.
Tra i 26 candidati c’è anche il mio nome. E per quanto in qualche modo mi aspettassi -come Consigliere ‘uscente’- di essere ricandidata, non vi nascondo che ho comunque atteso con ansia questo momento ed ora che esso è giunto, accolgo con sincero entusiasmo la richiesta di Giorgio Gori di impegnarmi ancora per la nostra Regione.
In attesa infatti della decisiva risposta degli elettori, per me questo momento è stato come superare un pre-esame, un test di ammissione.
Prendo cioè questo inserimento nella lista civica dello schieramento di centrosinistra come un apprezzamento del lavoro già fatto nei tre anni in Consiglio regionale con il gruppo del Patto Civico Ambrosoli.
Se gli elettori mi daranno il consenso necessario, potrò così mettere a disposizione l’esperienza già maturata al servizio di un progetto, ambizioso ma concretamente realizzabile, come è quello di Giorgio Gori, di miglioramento della Lombardia in tutti i suoi trend e parametri di confronto con le principali aree urbane e metropolitane in Europa e nel mondo.


Ai tanti progetti, sui quali mi sono già impegnata durante il mio primo mandato, e che vorrei portare avanti, si aggiungono le tante esigenze raccolte sul territorio di Milano e della città Metropolitana, a cui vorrei contribuire a dare risposte.


Gli slogans che accompagnano i miei manifesti elettorali racchiudono proprio il senso della missione e della mia promessa agli elettori: “Il Civismo in Regione” è il primo impegno; “Per una Regione più vicina alle persone e al territorio” è l’esplicitazione del mio obiettivo.
Con queste parole d’ordine mi preme cioè rendere chiaro ai cittadini che a fianco di un programma di governo ricco, articolato, innovativo -com’è quello presentato da Giorgio Gori- io cercherò di rimanere concentrata su una attività di ascolto, vigile e continua, certamente del territorio e dei Comuni che costituiscono la nostra fragile Città Metropolitana.
Ma soprattutto cercherò di rappresentare nelle Commissioni e in aula di Consiglio –in quel delicato momento della discussione e approvazione delle leggi regionali- le esigenze delle tante fragilità che nella nostra società meritano una tutela.

Il centralismo è stato uno dei peggiori difetti della passata Giunta Maroni: proprio quella che con un dispendioso referendum chiedeva l’autonomia dallo Stato, si teneva ben lontana dal territorio e dalle fasce più deboli della società lombarda.
Fare meglio significherà dare ascolto, confrontarsi e indicare le priorità concrete che rispondono alle esigenze reali delle persone: non si prometteranno centinaia di treni, quando si rischiano incidenti come quello di Pioltello per cinque centimetri di binario logorato.
Non si promette una super ‘riforma’ sanitaria, derubricata poi in semplice ‘evoluzione’ del sistema sanitario regionale, mettendo in crisi i medici di famiglia e rendendo -per stessa ammissione dell’assessore- così poco efficace, come oggi è diventata consapevolezza comune, la presa in carico sul territorio, soprattutto dei pazienti con più di 65 anni. Rivelando ormai apertamente la mancanza di una vera medicina di territorio, che è anche tra le cause delle lunghissime liste d’attesa e delle code nei pronto soccorso.
E, ancora, non si può nicchiare e fare l’occhiolino a chi propone il reddito di cittadinanza senza farsi carico – in una regione industriale come la Lombardia- di creare nuovo lavoro per i giovani, di addestrarli per le offerte concretamente esistenti le quali restano inevase per carenza di formazione tecnico-professionale dei nostri ragazzi ma anche degli adulti rimasti fuori dalle aziende, espulsi dal processo produttivo.
Non si possono chiudere gli occhi di fronte a tante persone sopra i cinquanta anni che dopo aver perso il lavoro stentano a trovarlo. Non sempre figurano tra i disoccupati, spesso hanno figli in età scolare ai quali provvedere e devono lottare anche per mantenere il senso di autostima.
Oggi sono in buona misura dimenticati per le politiche del lavoro largamente insufficienti della Giunta passata.
2018 02 17_04Questo non è giusto. Io credo che in questo ambito sia fondamentale – come propone Giorgio Gori nel suo programma- rafforzare l’azione pubblica, potenziare i centri dell’impiego, prevedere ulteriori sgravi contributivi, progetti di assistenza intensiva e di formazione specifica nei confronti di queste persone, e attuare politiche di aiuto anche verso le aree di nuova fragilità.
Su questa impostazione, che si propone di ridare dignità alle persone attraverso il lavoro, ho trovato piena assonanza con l’amico Gianbattista Armelloni.

 

2018 02 17_01Questa impostazione si propone di ridare non solo dignità alle persone attraverso il lavoro, ma anche ai territori attraverso una piena rappresentanza delle vocazioni e delle necessità che essi esprimono: la Lombardia non è soltanto quella della Lega Nord, dell’area Maroniana-Pedemontana!
Anche le vaste aree a Sud di Milano, hanno diritto di rappresentanza nei programmi di sviluppo della regione: Abbiategrasso e tutta l’area magentina-abbiatense può trovare con Giorgio Gori presidente l’occasione unica per affrontare e finalmente risolvere i problemi legati alla mobilità, al presidio ospedaliero, al rilancio delle sue strutture industriali e alla pianificazione di uno sviluppo turistico e agro-alimentare adeguato all’era post-Expo, ed in grado di dare nuovi stimoli all’occupazione giovanile e alle attività commerciali.
Su questi punti ho trovato piena assonanza con l’amico Andrea DONATI, che mi auguro possa rappresentare la comunità abbiatense nel prossimo Consiglio Regionale: il nostro senso di responsabilità e i valori di solidarietà che condividiamo ci portano infatti a dare priorità assoluta di attenzione alle persone e al nostro territorio in cui profondamente crediamo.