27 febbraio 2018

Giovani,Civismo e più donne in regione

Eccoci così arrivati in dirittura finale.

E’ chiaro che ci serve tutto il fiato possibile e le gambe fresche per una volata che deve convincere ancora tanta indecisi. Ci mancava Burian, ma è arrivato pure lui a mettere a dura prova noi poveri candidati metropolitani dei mercati e del volantinaggio incessante, che cerchiamo di vincere rabbia e indifferenza di tanta gente che si appresta a votare domenica senza sapere neppure per cosa.

I più distratti sono i giovani, che –manifestazioni a parte- sembrano molto lontani dalla politica. Vedo e parlo con tanti ragazzi, con tanti amici dei miei figli. Problemi e difficoltà in cui ognuno vive rischia di farli rinchiudere in sé stessi. Anche se io sono certa che possa toccare il loro cuore il caloroso appello che l’Arcivescovo Mario Delpini ha rivolto qualche settimana fa nella bellissima lettera ai diciottenni che si apprestano al loro primo voto.

“A 18 anni incomincia il diritto dovere di votare per esprimere le proprie scelte in campo politico e amministrativo – scrive Delpini -. Scegliere le persone e le forze politiche che devono governare la nazione ed esercitare responsabilità amministrative in regione o in città è una espressione di quella responsabilità per il bene comune che rende cittadini a pieno titolo. Nel nostro tempo “la politica” è spesso circondata da una valutazione così negativa e da pregiudizi così radicati che possono scoraggiare da ogni impegno e iniziativa”.
Ma ora è necessario -sottolinea -che le cose cambino, perché la politica è l’esercizio della responsabilità per il bene comune e per il futuro del Paese.

E chi può avviare un cambiamento se non uomini e donne che si fanno avanti e hanno dentro la voglia di mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo?”.

E’ vero. C’è bisogno di un rinnovamento, di un forte cambiamento. E questo vale soprattutto per la Lombardia anche se, come ha sottolineato Piero Bassetti l’altro giorno alle Stelline, senza il Civismo nessun cambiamento è possibile, perché la forma classica del partito –come ha dimostrato questa campagna elettorale- è incapace di suscitare e organizzare partecipazione. Bisogna ‘ripartire dal civismo’ come Franco D’Alfonso ha voluto titolare l’interessante ed importante incontro di sabato scorso.

E come anche il Sindaco Beppe Sala ha voluto sottolineare, civismo vuol dire rappresentanza innanzitutto del territorioi civici, rispetto agli altri candidati, devono avere una sensibilità e una responsabilità in più verso i territori che danno loro un preciso mandato di rappresentanza. E non è soltanto un fatto amministrativo, bensì politico! Lo ha messo bene in risalto anche Giulio Santagata: “nel simbolo della lista INSIEME abbiamo inserito Area Civica, perché pensiamo che dal 5 marzo il Civismo potrà essere il punto di equilibrio decisivo per la ricostruzione del centrosinistra”.

INSIEME a Milano candida per il Senato Franco D’Alfonso nel Collegio 2 e Cristina Jucker nel Collegio Lombardia 5.

La collega Jucker peraltro è, insieme a me e a Elisabetta Strada, la terza candidata donna proveniente dal Movimento Milano Civica.

Tutte ci siamo riconosciute nel programma di Giorgio Gori, nel suo pragmatismo, nella sua concretezza e competenza. E siamo tutte impegnate -io, Elisabetta, ma anche Cristina- per la sua affermazione, per l’affermazione della lista GORI Presidente, nella quale siamo inserite, con tante altre donne, pareggiando la componente maschile della lista. Non tutte le liste sono così.

Non tutte hanno dato tanto spazio, sia nella lista che nel programma, alla sensibilità e concretezza femminile. Anche questo è Civismo.

Da Consigliera uscente poi, ho potuto riscontrare con mano la centralità del tema della ‘questione’ femminile. Come spesso sottolineo, io non ho mai voluto rinchiudere questo tema nella gabbia delle categorie, farne cioè uno tra i tanti temi: giovani, anziani, immigrati, donne… ecc.

Mi è sempre sembrata una riduzione, un elenco di rivendicazioni di tematiche parziali, incapace di dire la complessità e la ricchezza dell’apporto femminile alla politica, alle sue istituzioni e all’intera società.

Ecco perchè credo che l’unico modo per portare avanti le rivendicazioni delle donne, e la loro sensibilità specifica con cui guardano la vita di ogni giorno, sia quella di eleggerne quante più possibili nel Consiglio regionale, di votarle e di sceglierle!

Non è così scontato: bisogna pensare che in Regione le rappresentanze dei Gruppi dei vari partiti, soprattutto quelli di centrodestra, sono in gran parte al maschile.

E parliamo del Consiglio, figuriamoci poi per la Giunta!

Nel 2012 bisognò aspettare l’intervento della giustizia amministrativa (prima il TAR poi il Consiglio di Stato) per il rispetto delle ‘quote rosa’. Oggi abbiamo la doppia preferenza, che in qualche modo limita la discriminazione delle donne, per avere la quale abbiamo dovuto aspettare l’ultima seduta utile del Consiglio regionale, il 21 dicembre scorso!!

Praticamente in ‘zona cesarini’ il Consiglio ha finalmente introdotto sulla scheda elettorale la doppia preferenza uomo-donna: già prevista dalla legge nazionale ma in Regione Lombardia fortemente avversata dal Centrodestra che la bocciò nel 2010 e nel 2012; e che nella legislatura di Maroni venne trascinata fino all’ultimo, tanto da arrivare all’approvazione solo ora, all’ultimo minuto, grazie all’insistenza di quanti hanno sempre creduto nella parità di genere per favorire l’accesso delle donne nelle assemblee legislative.

Quindi domenica 4 marzo sarà finalmente possibile dare sulla scheda della Regione Lombardia non una ma due preferenze, purchè siano per un uomo ed una donna.

E’ una occasione storica!

Con più donne in Regione anche la qualità delle proposte e delle decisioni potrà migliorare.

Tra i tanti temi su cui ho lavorato -e su cui mi piacerebbe continuare a lavorare se vengo rieletta- io ho segnalato la mobilità, la famiglia, l’ambiente ed altri che, nella nostra regione, credo abbiano molto a che fare con la condizione femminile. Come possono fare le donne a conciliare cura dei figli, assistenza agli anziani, lavoro, crescita professionale e culturale e, perchè no, anche politica, se le condizioni di accesso, se normativa e legislazione è fatta al maschile? Anche il miglioramento dei servizi in tutti i campi dove le donne possano liberarsi, trovare sostegno e realizzarsi pienamente può essere realizzato al meglio con una sensibilità femminile.

Se ne avvantaggerà tutta la società. Domenica c’è in gioco anche questo. Se gli elettori manderanno in Regione Lombardia la competenza e la sensibilità di una donna, esse potranno svolgere un ruolo centrale all’interno della nostra società e delle nostre istituzioni e delle aziende partecipate: non è un caso se dove e quando è assicurata la loro presenza aumenta l’efficienza e diminuisce malaffare e corruzione.

Da questo punto di vista, e anche alla luce della storia recente, più donne in Consiglio regionale possono davvero garantire il cambiamento il rinnovamento di cui abbiamo tutti bisogno.